Propongo questo articolo proprio all’ inizio di Maggio non per un emerita casualità, ma perchè è proprio questo il periodo in cui i principianti e i surfer meno esperti tendono ad acquistare tavole da surf.
Innanzitutto vorrei consigliarvi di aspettare i saldi invernali per comprare tavole nuove, anche se ormai passati già da un bel po’. E se proprio non potete rinunciare a comprare una tavola per surfare quest’ estate vi sconsiglio di fare il vostro grande acquisto proprio in questo momento “sbagliato”.
Ma una volta acquistata, il rapporto che si creerà con essa sarà qualcosa di sorprendente. Ogni surfer vede la propria tavola come una compagna di avventura o un’ inseparabile amica più che come un inanimato oggetto composto da una miscela di resine.
Ma cosa possiamo fare per mantenerla in “salute” al più lungo possibile e essere certi che il nostro sia stato un acquisto conveniente e sicuro?
Ci sono alcuni piccoli accorgimenti che possono fare al caso nostro:
(1)controllare accuratamente la qualità della resina, (2) le caratteristiche dell’ esterno della tavola, (3) le caratteristiche dell’ interno della tavola, (4) avere sempre un documento che certifichi la compravendita e il passaggio di proprietà.
Ma analizziamo meglio tutti questi punti:
1) La resina è il primo indice di invecchiamento della tavola: se la resina con cui è ricoperta la tavola ha un colore “giallino” o tendente all’ ingiallimento vuol dire che è ormai sul punto di morte e che ben presto inizieranno a presentarsi le prime ”rughe” ( piccole crepe nella resina con conseguenti infiltrazioni d’ acqua e questo processo irreversibile culminerà con la rottura della struttura). Se invece la resina della tavola si presenta con un bel colore bianco allora ciò è rivelatore di una tavola ancora in “salute” e ancora giovane.
E se la tavola è colorata? Bè ricordate sempre che la parte che noi stiamo guardando è composta da tre strati (che comunque possono variare di numero) di resina applicata sulla clark foam, ed il colore o il disegno è stato applicato sotto questi strati, quindi con un po’ d’ occhio si potranno vedere eventuali crepe o ingiallimenti della resina che sembrerebbero appartenenti al disegno o al colore ma in verità non sono altro che le proiezioni delle crepe sul quest’ ultimo!
Per rendere meglio l’ idea pensate a questi tre strati come uno unico di glassa trasparente.
E’ importante controllare questo strato perchè è quest’ ultimo che dona elasticità e nello stesso tempo la resistenza necessaria affinchè la tavola non si rompa.
Per evitare l’ ingiallimento e l’ indebolimento della resina tenete la tavola al riparo dai raggi solari, diventati ormai dannosi oltre che per la nostra pelle anche per la nostra tavola.
(2) le caratteristiche esterne della tavola sono essenziali per non acquistare un “pacco”. Queste in termini tecnici prendono il nome di linee d’ acqua e differiscono per esigenza, ovvero a linee d’ acqua diverse corrispondono rispettivi tipi di onde.
Iniziamo a chiarire cosa sono le linee d’ acqua: con questo termine si considerano le linne e gli indicatori geometrichi, ovvero lo spessore, la curvatura dello scoopline e del outline, la larghezza (widht), la lunghezza in piedi e tutte informazioni tecniche e geometriche necessarie affinchè il progetto della tavola possa realizzarsi in una tavola vera.
Della lunghezza della tavola ho già trattato in altri articoli, e come sappiamo può variare da persona a persona e per differenti gusti.
Trattiamo invece termini più tecnici, come scoopline e outline, e iniziamo con il distinguerli; La scoop è quella linea curva che unisce prua e poppa determinandone la carena o bottom, per non sbagliarsi quella linea che segue il longherone (quella striscia di legno presente praticamente in tutte le tavole) e che quindi incide, in termini empirici, sulla “curvatura in su” della struttura rispetto a un qualsiasi piano a cui essa è appoggiata. Più lo scoop sarà accentuato più la tavola avrà caratteristiche oceaniche e per onde grandi e potenti. Per il mediterraneo consiglio una tavola il cui scoop sia poco accentuato, con poca “curvatura”, perchè l’ onda che si crea è poco potente in confronto alle colleghe oceaniche, per tutti i motivi che spiego in altri articoli.
L’ outline sono invece le linee “ dei fianchi” e determinano differenti caratteristiche molto importanti della tavola.
E’ meglio analizzare l’ out in 3 diverse parti: (1) a 30 centimetri dalla prua, (2) in centro, (3) a 30 centimetri dalla poppa.
Questo metodo viene usato specialmente dagli shaper che, individuando questi tre punti, riescono a tracciare meglio e con più precisione l’ outline.
_1) questi 30 centimetri non individuano nient’ altro che la prua, e questa parte ha un’ influenza molto importante anche su una tavola lunga 4 o 5 metri. Infatti con una buona larghezza a prua si avrà maggior galleggiamento e quindi minor probabilità di sbagliare il take off “impuntandosi”. Ma a un pro corrisponde sempre un contro, e infatti a una buona larghezza corrisponde difficoltà di manovra, cosa che invece, più la larghezza verrà ridotta, sarà facilitata.
Basti pensare alle caratteristiche di surf di un longboard e di una shortboard!
_2) Nel centro troviamo il maggior spessore della tavola. Mi sembra abbastanza naturale che più superficie viene messa a contatto con l’ acqua più l’ oggetto sarà stabile e galleggiante. Quindi a maggior larghezza in centro corrisponde maggior galleggiabilità e stabilità ma, come prima, difficoltà nella manovra e assenza di radicalità.
Inoltre più la tavola sarà larga più sarà “planante”, quindi più veloce. Le tavole molto strette vengono usate sulle grandi onde, le quali forniscono già con la loro potenza e la loro elevata altezza la velocità di planata necessaria.
_3) La poppa; questa si divide in due tipi: stretta e larga. La poppa stretta permette in teoria maggior manovrabilità grazie al volume ridotto, ma solo in teoria, perchè la tavola se non è lanciata con una buona velocita e senza un surfer discretamente bravo che riesca a far risaltare le sue caratteristiche di manovrabilità si potrà avere un effetto contrario: infatti la tavola potrebbe “piantarsi” nell’ acqua durante la manovra se non tendere a affondare durante la corsa, proprio a causa del ridotto volume.
Da queste informazioni possiamo trarne una buona teoria generalizzante: con surfer esperti o con onde potenti e alte sarà meglio avere una tavola dalle forme affusolate e con un out line abbastanza stretto, per i surfer principianti e per le onde piccole/media potenza sarà meglio avere una tavola con maggior galleggiabilità e con un out line più largo.
Ma è appunto una generalizzazione, con questo non voglio dire che nel mediterraneo ci dovranno essere solo longboard, ma consiglio a tutti, anche ai più esperti, di acquistare tavole adatte al nostro mare, quindi si long che tavole short aventi però un volume non eccessivamente ridotto e un out line abbastanza largo per gli standard di una shortboard. Ricordo infatti che la maggior parte delle tavole sono prodotte all’ estero con parametri assai diversi da quelli che si dovrebbero adottare per il mediterraneo.
Infatti anche se bravissimo, un surfer non potrà mai colmare quella mancanza di velocità delle nostre onde.
Dopo le caratteristiche esterne della tavola passiamo alle caratteristiche interne (3).
La struttura della tavola può essere ricavata da due tipi di materiali: Il pane schiumato (clark foam) e dal polistirolo (che non è ovviamente lo stesso che adoperiamo per l’ uso quotidiano).
L’ industria chimica ha tentato di trovare alternative al clark foam ma per ora nessuno dei nuovi composti eguaglia in prestazioni il pane schiumato, il quale riesce a dare robustezza e al tempo stesso leggerezza alla struttura.
Tuttavia ci sono differenze marcate fra il polistirolo e il clark, nel momento della produzione e nel momento dell’ uso in acqua, con rispettivi pro e contro.
Il clark è un materiale tipicamente industriale e usato per la produzione in serie poichè facilmente iniettabile in appositi stampi, modellabile secondo la forma di quest’ ultimo (un po’ come il pongo nelle formine), il tutto infine per essere resinato da “shaper” specializzati. Il polistirolo invece è a uso esclusivo di shaper professionisti: infatti questo materiale deve essere “ritagliato” da una forma (un po’ come uno scultore con il blocco di pietra). Di conseguenza per shapare una tavola in polistirolo ci vogliono dalle 5 alle 6 volte in più rispetto allo shape di una normale tavola in clark.
In termini di mercato si troveranno pochissime tavole in polistirolo in confronto a quelle in clark e il prezzo di quelle poche sarà alto per la difficoltà e il tempo impiegato nella produzione.
Ora vi starete sicuramente chiedendo perchè dovreste comprare una tavola in polistirolo.
Ebbene, una tavola in polistirolo rispetto a una in clark ha un peso minore in un volume uguale, e quindi sarà molto più manovrabile e gestibile. Tuttavia in caso di infiltrazioni il polistirolo assorbirà più acqua in minor tempo rispetto al clark, il quale resiste più al sale e riesce a bloccare maggiormente il processo di infiltrazione. La qualità ha un suo prezzo e un suo rischio, un po’ come per tutte le cose del surf. A voi la scelta!
Per concludere cercate sempre di avere cura della vostra tavola, proteggendola dai raggi solari (non con creme solari, ma chiudendola nello sgabuzzino o in un luogo buio), controllando sempre possibili buchi da cui si potrebbero sviluppare infiltrazioni (specialmente se surfate su scogli), controllare possibili crepe (la tavola vecchia si rompe con un carico comunque abbastanza elevato quindi con onde abbastanza grosse a meno che non sia proprio marcia, e se controllaste bene la tavola prima di session consistenti la vita che potreste salvare potrebbe essere la vostra!).
Infine: BUON SURF!
