Feed on
Posts
Comments

Questo viaggio è stato ricco di imprevisti e di cambi di
programma. Il progetto iniziale era di stare a Ericeira per sei giorni,
tuttavia le condizioni meteo sono state poco adatte per questa località, mare
troppo grosso e nemmeno un local in acqua: questo mi ha costretto
(fortunatamente) a cambiare programmi e a spostarmi nuovamente a Baleal e poi a
Lisbona, surfando Carcavelos.

ERICEIRA

Come arrivare:

Sono arrivato a Ericeira comodamente dall’ aereoporto di
Lisbona: da qui si può prendere la metro (linea rossa), successivamente con un
semplice cambio di linea si raggiunge la stazione dei bus a Campo Grande. I bus
partono circa ogni 20/30 minuti con capolinea solitamente a proprio a Ericeira,
quindi lo spostamento risulta molto semplice. Il costo del biglietto della
metro è 1,25€ mentre da Lisbona a Ericeira sono 6€, tavole e bagaglio inclusi
nel prezzo. Gli orari dei bus li trovate su mafrense.pt . Mafrense è la
compagnia di pullman che raggiunge Ericeira, mentre per altre mete bisogna
affidarsi alla Rede Expressos.

Luogo:

Ericeira è un bellissimo paesino di pescatori tipicamente portoghese. E’ anche
adatto al surf tuttavia: E’ la prima riserva di surf in Europa, potrete trovare
un surfshop enorme lungo la strada che collega Ericeira a Ribeira d’ Ilhas e
tutte le spiaggie surfabili sono contrassegnate ben visibilmente con appositi
cartelli a forma di surfboard su cui si legge il nome dello spot. D’ inverno il
paesino non ha turismo se non di passaggio, d’ estate invece si riempie molto e
si può trovare una bella atmosfera costituita da un mix tra la tradizione
portoghese e il surfmood.

Sono stato due giorni presso l’ ostello “Ericeira hostel”, il cui dormitorio
(10 letti) è piuttosto conveniente, specie d’ inverno (12,5€/notte), quando lo
potete trovare completamente vuoto.

Surf:

Avere come meta Ericeira per il periodo invernale, avendo magari pochi giorni a
disposizione per surfare, è abbastanza folle. Le mareggiate invernali qui si
abbattono con tutta la loro potenza e rendono gli spot insurfabili molto
spesso. Per surfare Ericeira le onde non devono superare i 2 o 2,5 metri al
massimo e con queste condizioni ci deve essere quasi assenza di vento o vento
offshore da sud est-est-nord est. Queste condizioni tuttavia sono
particolarmente rare da trovare. Già con 3 metri d’ onda è
difficile/impossibile trovare gli spot attivi e surfabili, a meno di non avere
una giornata molto particolare. Un aspetto negativo di Ericeira è che non
esistono spiagge riparate, quindi se la swell arriva ed è grossa dimenticatevi
di surfare. Potreste addirittura non surfare proprio, visto che in inverno
swell di 6 metri possono capitare e durare per diversi giorni. Inoltre durante
Dicembre raramente si trovano più di 2-3 giorni alla settimana circa con 2
metri d’ onda, i restanti sono solitamente più grossi (>2.5mt).

Ericeira è una località da surfare tipicamente nel periodo estivo/autunnale.
Data la sua predisposizione a ricevere molte swell e ad essere esposta, in
estate potete trovare il surf più consistente della zona centro-meridionale del
portogallo. In autunno le condizioni diventano un po’ più impegnative ma
sicuramente alla portata di molti intermediate.

Raggiungere gli spot:

Per raggiungere gli spot non ci sono problemi. Non sono tutti vicini a
Ericeira, ma per raggiungerli potete tranquillamente arrivare a piedi da
Ericeira fino a Ribeira d’ Ilhas (30 minuti) e nel tragitto (sul lungomare)
potrete trovare ancora altri spot. C’è da dire che a Ericeira tutti gli spot
(tranne Foz do Lizandro) sono reef o con fondale roccioso. Consiglio pertanto
di portare i calzari se voleste surfare alcuni particolari spot.

NB: per raggiungere Coxos da Ericeira bisogna avere un mezzo oppure prendere un
bus/taxi dalla stazione dei bus. Un’ opzione è prendere il bus per Torre Vedras
e fermarsi a Coxos.

NEXT DAYS:

Avendo controllato le previsioni (abbastanza proibitive) e vedendo le onde che
si abbattevano ad Ericeira decisi di spostarmi. Contattai un mio amico che
conobbi a Baleal che fortunatamente era rimasto a vivere in Portogallo a
Lisbona, il quale a sua volta aveva contatti con un altro ragazzo che aveva
affittato casa a Baleal. Fortunatamente fui ospitato da loro per il resto della
permanenza. Avendo la possibilità di spostarmi a Baleal e trovare onde
surfabili decisi di andarmene.

IL VIAGGIO:

Andare da Ericeira a Peniche (e da Peniche a Baleal) non è uno spostamento
rapido. Ho dovuto prendere un bus per Torre Vedras e successivamente un altro
bus (rede Expressos) da Torre Vedras a Peniche e da li (se non aveste il numero
di un taxi come nel mio caso) percorrere a piedi (lungo la spiaggia) i 5km che
separano Peniche da Baleal (45minuti/1 ora), questo tragitto, se pur lungo la
spiaggia (sconsiglio di affidarsi ai marciapiedi lungo la strada interna,
allungano la strada e sono un po’ trafficati) è abbastanza pesante se aveste un
bagaglio e una tavola.

Comunque in ogni caso arrivai a Baleal e le condizioni erano sicuramente
migliori di Ericeira. Gli spot per i due giorni seguenti lavorarono a dovere,
alcuni in particolare erano magnifici grazie al vento off-shore.

SURF IN BALEAL:

Surf magnifico per 2 giorni. Non tutti gli spot erano il top, ma alcuni hanno
dato il massimo. Grazie al mio amico che era stato a Baleal 4 mesi, che aveva
quindi acquisito una notevole conoscenza degli spot, abbiamo surfato fuori dalla
“ressa” in condizioni incredibili. Il primo giorno siamo andati a Cantinho al
mattino: onde belle che aprivano tubando un poco, non ostante tutto un po’ di
gente (10/15 persone). Al pomeriggio grazie alla nostra amichevole “surfguide”
abbiamo surfato il meglio in un secret poco frequentato. Questo secret si trova
un po’ più a nord di Lagido (da qui si può intravedere l’ onda), raggiungere la
spiaggia dal lungomare non è facile dato che ci sono alcuni scogli scivolosi e
altri potenzialmente taglienti difficili da superare (specie con la tavola). Si
arriva quindi dalla strada, attraversando a piedi una parte sterrata (occhio se
siete a piedi scalzi). Una volta arrivati trovammo il meglio che c’ era a
Baleal: un onda perfetta, lunga e con parete ben formata e ripida, misura media
sui 2+mt, stile puramente californiano. Scendere da quelle pareti era
emozionate e bellissimo (nessuna frizione grazie al leggero vento offshore) e
surfarle una goduria infinita. Mandava sia destre che sinistre, ben nebulizzate,
semplicemente spettacolari: la magia del periodo invernale! Sfortunatamente
dopo circa 2 ore la marea si era abbassata e quindi le onde, di misura,
iniziarono a rovinarsi e a diventare poco praticabili anche da raggiungere. Ci
spostammo a Lagide (l’ unico spot che poteva in qualche modo compete con quelle
onde che avevamo surfato) ma era pieno. Entrammo per 10 minuti ma non presi
nemmeno un onda, locals e bodyboard in quantità rendevano impossibile stare
nell’ inside del reef e ottenere uno straccio di precedenza. Non avendo voglia
di una terza session competitiva decisi di uscire subito, anche perché sebbene
l’ acqua non fosse fredda (niente calzari ne guanti) dopo 2 ore di session al
secret, un’ altra ora a fare wavecheck e a spostarsi dal secret (sempre
rigorosamente con muta bagnata) le dita iniziavano a perdere sensibilità al
punto da rendere difficile addirittura remare.

Il giorno seguente surfammo nuovamente Cantinho la mattina (onde ancora più
belle del giorno precedente, ma quanto bisognava remare!) e successivamente, al
pomeriggio, un “reef” poco frequentato tra Lagido e il secret. D’
estate/autunno non ci si va quasi mai, ma circa a 150 metri da Lagido c’è un
falso Beach Breack (spiaggia sabbiosa ma fondale roccioso) che, con condizioni
offshore e onda media-medio/piccola lavora molto bene con onde destre e
sinistre tubanti all’ inizio e con buona parete successivamente. L’ onda è
abbastanza vicina alla spiaggia, non bisogna remare molto e la parete si può
srotolare fino al bagnoasciuga con una qualità molto buona, tanto è vero che
abbiamo trovato in acqua specialmente local portoghesi di livello medio-alto.

Quando lavora è un ottima alternativa a Lagido!

DA BALEAL A LISBONA

Dato che il nostro amico “surfguide” doveva tornare a
Lisbona per Natale e avendoci invitati a stare da lui ci spostammo, tentati
anche dalla prospettiva di surfare Carcavelos e di provare minimamente l’
atmosfera Lisbonese. Il 24 sera, dopo un’ intensa surfata, prendemmo un taxi
(8€ in totale) per Peniche e da li prendemmo il rede expressos per Lisbona
(9€). Lo spostamento dura circa 1,5 ore (ed è paradossalmente più rapido che da
Ericeira per Peniche). Preparammo una buona cena di Natale con altri italiani
che si erano stabiliti a Lisbona e ben intontiti dal vino e dal porto ci
accampammo come meglio potevamo in una casa per studenti doveva viveva il
nostro amico.

Il giorno successivo ci svegliammo con calma, ci rimpilzammo degli avanzi della
cena e arrivammo poi con la metro a Cais Do Sodre, dove ci sono i treni per Carcavelos.
Con nostra gioia scoprimmo che il 25 Dicembre c’ era sciopero e tutti i treni
erano stati soppressi. Avendo troppa voglia di surfare nel nuovo spot decidemmo
di condividere un taxi in quattro (noi tre e un’ altra italiana). Contrattate
sempre! I prezzi si abbassano se fate andata e ritorno. In tutto pagammo circa
7€ a testa (il doppio che in treno) ma ne valse la pena.

CARCAVELOS

L’ idea di spostarmi verso Lisbona per il surf non mi attirava molto, ma
sinceramente mi sbagliavo di grosso! A Lisbona ci sono 2 importanti spot:  Costa da Caparica e Carcavelos. Il primo non
l’ ho surfato, ma consiste in una spiaggia chilometrica piena di picchi di
buona qualità, il secondo invece mi ha molto impressionato per la qualità e per
quanto fosse divertente. Ho surfato Carcavelos con 2metri e set da 2+mt e
entrambi i giorni con vento off-shore.

Come raggiungerlo: prendere la metro e dirigersi a Cais do
Sodre (capolinea). Da li salire in superficie e prendere un treno con direzione
Cascais. La stazione del treno è sopra la stazione della metro. Un biglietto
per Carcavelos costa 3,5€ (andata e ritorno).
Lo
spot:

divertentissimo e di qualità ottima! Non a caso viene spesso recensito come uno
dei migliori spot del Portogallo! L’ onda è tubante (particolarmente in bassa
marea, un po’ meno in alta). E’ un onda corta ma con parete e tubi che
permettono di fare più manovre o tubi. Si può avvicinare a Supertubos come
qualità e come tipologia, specie nei giorni con vento off-shore (ovvero, su
quelle coste, NW/N/NE). Si possono fare davvero dei bei tubi!

NB: in estate Carcavelos è quasi sempre piatto. Ottimo in questa stagione
invece!

Non ci sono particolari accortezze da tenere a mente, tranne la corrente che
sposta parallelamente alla spiaggia e alla potenza delle serie. Sfortunatamente
ho sperimentato un wipeout su una serie grossa e diciamo che l’ onda (quando è
molto tubante) si diverte a farti sentire quanto può frullarti sott’ acqua.
Fate attenzione quindi alle giornate impegnative in bassa marea!

L’ onda tubante non è molto pericolosa per la tavola, anche se talvolta si può
capitare in zone con cavernoni abbastanza potenti e potenzialmente pericolosi.
E’ consigliabile avere una shortboard sufficientemente “tirata” per onde con
discese ripide e tubi ghiotti! Per noi mediterranei in generale una 6’2’’ con volume
e affusolata è ottima, ma anche misure inferiori sono buone (con la mia 6’0’’
mi sono trovato molto bene) e ho visto locals con misure quasi ridicole
(dipende poi dai gusti personali!). Non è uno spot tipicamente da longboard,
non ne ho visto nemmeno uno se non softboard dei principianti sulle schiume.

Se non aveste la tavola con voi, non disperate, li sulla spiaggia c’è un
surfshop che noleggia tavole e impartisce lezioni anche in bassa stagione. La
spiaggia è molto bella, l’ atmosfera positiva e felice dato che è una spiaggia
vissuta tutto l’ anno.

Andarmene da Lisbona è stato difficile… La città è sufficientemente tranquilla,
il traffico non è stressante, le metro non sono quasi mai piene/straripanti e
il ritmo portoghese è intelligente e non stressante. Aggiungete poi che i
portoghesi sono persone generalmente civili e semplici, il clima è perfetto
(10°C minima-20°C massima a Natale) e simile a quello siciliano in primavera
dato che trovate anche a Dicembre prati verdi e fioriti. Si gira per la città
in felpa e se vi piacciono i dolci troverete una pasticceria ogni 50 metri! Le
onde sono facilmente raggiungibili e tra le migliori d’ Europa: 1,5 ore per
Peniche, 1 ora per Ericeira, 50 minuti per Carcavelos o Caparica. Lisbona: meta
che consiglio proprio a tutti!

Buon surf e al prossimo surftrip!

Tra fine settembre e inizio ottobre sono stato in
Portogallo, presso Baleal, data l’ esperienza positiva ho deciso di condividere
alcune informazioni che potrebbero essere utili a chiunque decidesse di partire
per questa meta o fosse indeciso e volesse una descrizione più ampia degli spot
e dell’ atmosfera di quella breve e sbrigativa che si trova nei più noti siti
di surf.

Innanzitutto per raggiungere questa località è preferibile
volare su Lisbona, Easyjet è una scelta forzata tra i voli low cost, dato che è
l’ unica compagnia (low cost) per raggiungere la capitale. Tuttavia sia per il
volo che per il trasporto tavole l’ ho trovata molto buona ed economica (+1
tavola da surf = 35€ a tratta). La tavola è arrivata in ottime condizioni sia
all’ andata che al ritorno.

LUOGHI

Baleal è una
piccola penisola a nord di Peniche ma prima ancora è una vera e propria
surftown, si è sviluppata enormemente quasi dal nulla negli ultimi 15/20 anni,
i primissimi surf camp sono arrivato negli anni 90 e oggi l’ intera città si
basa sul surf essendo costituita da surfcamps, surfbars, surfhouses, surfshops
e da piccoli ristorantini e snackbars che vivono grazie al flusso
estivo/autunnale di surfisti.

Essendosi sviluppata in pochi anni non aspettatevi di trovare molti luoghi
molto caratteristici, anche se la parte all’ interno della penisola è molto
carina, ne una cittadina di pescatori. L’ area è abbastanza commerciale e
infatti è piena di beginners. Il motivo della sua popolarità è l’ alta densità
di surf spot ma soprattutto il famoso contest del WCT “Rip Curl Pro Portugal”
che si svolge proprio a Peniche presso il bellissimo spot di Supertubos.

Peniche è a pochi
km di distanza a sud di Baleal, per raggiungerla è utile avere una macchina o
una bici o in alternativa uno skate, ma anche a piedi in un’ oretta ci potete
arrivare. Potete noleggiare uno skate o una bici in un surfcamp oppure nel surf
shop 58 che è ben visibile dal parcheggio per accedere allo spot di Tupatur.

Nel tragitto da Baleal a Peniche consiglio vivamente di fermarsi ad osservare
il mare e il paesaggio dalle alte scogliere che scendono a strapiombo sul mare,
ma attenzione: no surf around there!

La città di Peniche è molto più antica, fino a 50 anni fa era famosa unicamente
per la sua prigione e per il porto, ancora molto attivo oggi per l’ industria
del pesce. Se vi capiterà di surfare Supertubos con vento da nord potrete
sentire il profumo (talvolta però troppo forte) di pesce che arriva dal porto,
come mi è successo, posso garantire che è qualcosa di particolare.

La prigione oggi non è più attiva e si può visitare, al contrario di quello che
si può pensare vi invito a visitarla perché offre una bella vista dato che si
affaccia sul mare.

Sia che siate a Peniche sia che siate a Baleal, mangiate
pesce! Anche nello snackbar da 4 soldi potete trovare dell’ ottimo pesce fresco
dell’ oceano (che rispetto al collega mediterraneo è altrettanto buono, al
contrario di quello che si dice). Il baccalà è il piatto forte, i portoghesi
hanno scoperto centinaia di modi di cucinare questo pesce, ma se devo essere
sincero talvolta è preferibile un bel sarago o una bella orata fresca (che
insieme a patatine, riso e insalata, sempre compresi nel secondo portoghese,
fanno un totale di circa 7€). In pratica con un secondo hai mangiato e si è
sazi anche dopo una giornata di surf, date le copiose porzioni, con prezzi più
che abbordabili!

Ferrel è un paesino poco a nord di
Baleal, da qui per raggiungerlo ci vorranno 20 min a piedi. Non ho trovato accenno
quasi da nessuna parte sul web di questo paesino anche se tutto sommato è molto
vicino a Baleal ed è sicuramente più “portoghese” rispetto alla surftown.
Certo, non è molto vivo, c’è una chiesa che funge praticamente da centro del
paese, c’è un solo surfshop e di notte è deserto. Ci si passa per arrivare ad
Almagreira, surfspot interessante a nord del paesotto. Ci si può fermare per
vedere un attimo la piccola chiesa e per mangiare qualcosa o per stare un po’
in tranquillità.

VITA

La vita a Baleal o a Peniche, ma in pratica in tutto il
Portogallo, è semplice, i portoghesi si fanno bastare le cose che hanno senza
pretendere molto di più, sono persone
molto semplici, gentili e generose (e
non fanno finta di esserlo). Non preoccupatevi se nei week end troverete molte
macchine che viaggiano a 30km/h, per loro guidare piano e rilassati durante la
domenica è quasi un rito!

L’ economia Portoghese come sappiamo non è delle più stabili o fiorenti, i prezzi in confronto a quelli italiani
sono molto convenienti, una spesa
normale per 3 giorni costa sui 15€, mangiare un buon pesce dai 6€ ai 10€, gli
ostelli in alta stagione solitamente sono sui 15-18€/giorno, in bassa stagione
fino a 12,5-15€/giorno. Quasi tutti gli ostelli sono molto belli! Ovviamente
nel caso di Baleal l’ atmosfera è molto surf-relaxed. Essendo ricca di
beginners Baleal ha un esubero di presenza
femminile
che comparata ad altri luoghi è quasi dell’ 80-90% in più
(mediterraneo in primis)! Insomma di giorno ci sono tante ragazze con muta e
tavola desiderose di imparare o praticare il surf che poi di sera solitamente si riversano nei bar sulla spiaggia che specialmente d’ estate fanno serate surf-disco
o semplicemente disco. Un ottimo posto dove trascorrere la serata, anche perché
non ci sono vere e proprie discoteche nei dintorni. Ci sono molte straniere, in
vetta le tedesche e le olandesi, qualche francese e spagnola e ultimamente
dicono che possano arrivare anche dalla Russia o dai paesi dell’ est.

Di giorno essenzialmente si surfa o si fa amicizia in spiaggia,
anche se tuttavia è difficile cercare di unirsi ai gruppi dei surfcamp dato che
fanno session con orari ben definiti (definiti a caso aggiungerei) e poi
rientrano “alla base” con i loro furgoncioni.

Se Baleal/Peniche sono convenienti sotto molti profili
economici non si può dire lo stesso per il surf, i prezzi nei surfshop sono più
o meno identici a quelli in Italia, per avere una buona tavola nuova devi
sborsare i tuoi bei 500€. Sull’ usato già si può avere più flessibilità nei
prezzi.

MARE

La temperatura dell’ acqua varia dai 10°C ai 22°C. Il periodo più freddo dell’ anno è gennaio-febbraio
quelli più caldi sono Agosto-Settembre. Non è strano trovarsi a metà ottobre in
shorts e maglietta con un bel sole caldo! La temperatura dell’ acqua inizia ad
abbassarsi a Novembre come altrettanto quella esterna (anche perché non è raro
che il vento spiri fortissimo in questo mese) e rimane abbordabile fino a fine
Dicembre (15°C).

Una curiosità: l’ acqua nello spot di Supertubos è sempre più
fredda che altrove, questo a causa di correnti sottomarine. Se a Baleal avete
18°C a Supertubos potete trovarne anche 15°C!

Il mare è davvero
pulito sia a Peniche che a Baleal e
se è leggermente opaco è a causa della sabbia e non per la sporcizia. Le coste
surfabili offrono paesaggi bellissimi, costituiti essenzialmente da dune di
sabbia e talvolta poco distanti ampie scogliere verticali, più o meno alte.

 

COSE DA EVITARE/ACCORGIMENTI

Non ci sono accorgimenti particolari se non i seguenti

a)      Se
volete prenotare in anticipo delle lezioni di surf, a meno che non siate
beginners (qualunque maestro del posto allora va bene per i primi passi)
prenotatene un numero limitato, il livello medio dei maestri di surf “locali”
(che poi locali non sono, quelli realmente locali sono molto più bravi e molto
meno) specie nei surfcamps è bassissimo, sono persone che magari surfano da
molti anni ma non hanno una vera e propria tecnica oppure sono surfisti improvvisati.

Occhio ai surfcamp! Le
lezioni/trasferte spesso sono fatte totalmente a caso, portano allievi
beginners, intermediate e advanced tutti in un unico posto indipendentemente
dall’ orario della marea (cosa essenziale! In base alla marea puoi trovare onde
eccezionali o pessime)e dalla qualità dell’ onda (cosa che spesso deriva
consequenzialmente dal cannato orario della marea).

Non c’è da stupirsi infine, il
loro motto è “your smile is our goal!”, non è
“good waves is our goal”.

Prendetene atto e decidete
successivamente cosa realmente vi interessa: una buona vacanza o un surftrip?

b)      I
surfcamp costano tanto, anche solo per il pernottamento, girate un po’ su
internet e cercate qualcosa di alternativo: ostelli o case in condivisione
possono essere buone alternate e molto più economiche!

c)       Occhio
alla marea! Spot che fanno solo chiusoni in bassa marea possono avere onde
lunghissime in alta, e viceversa in base allo spot.

d)      Rispetto
per i locals. Non c’è localismo e ci sono pochi locals, ma tra i pochi ci sono 2
o 3 elementi veramente sbizzarriti (occhio specialmente a uno, lo riconoscerete
perché fa manovre molto radicali addirittura sul sup, che usa frequentemente,
ma per chiuderle piuttosto ti passa sopra ed è capace di puntarti per tutta la
session se gli rubi/rovini un’ onda, non ingaggiate occhiate storte o di sfida
con lui).

e)      Occhio
ai finti local. Le solite teste calde che se vanno a surfare in un posto pensando
che le onde che vedono siano loro di diritto.

f)       Peniche
si pronuncia “penisc”, Baleal come lo leggete.

SURF

Il livello medio che si trova a
Baleal è medio-basso e trovare un surfista di livello alto è raro, a Peniche il
livello è medio-medio alto. Spesso a Supertubos l’ atmosfera è piuttosto
competitiva, specie quando inizia a mandare set oltre 5ft e può essere tale
anche a Consolação quando si attiva dato
che è un point.

Per le mareggiate e swell che la zona di
Baleal/Peniche raccoglie si hanno molte più probabilità di surfare a Baleal
piuttosto che a Peniche.

La questione è puramente geografica.

Peniche ha 3 spot principali: Molhe
Leste, Supertubos, Consolação
(si legge consolasao). Tutti e tre hanno
bisogno di almeno un metro per
attivarsi ma sono riparati dalle
scogliere a nord dalle swell di NW,
le più frequenti (specie in estate – autunno). Le onde entrano lo stesso, ma la
swell da NW deve essere abbastanza corposa per far passare l’ onda (almeno
6-7ft). Inoltre Supertubos e Consolação hanno bisogno di condizioni abbastanza
speciali per lavorare bene, infatti non sempre lavorano come devono e surfare Supertubos
con i chiusoni è proprio uno spreco di tempo e di tavole! Molhe  Leste invece si attiva solo con mareggiate
molto corpose da NW, dato che è il più riparato di tutti.

La cosa più tattica è
stare a Baleal e casomai poi
spostarsi a Peniche. Ha spot a sud e a
nord
della sua penisola, e ha una grande salvezza che è appunto lo spot
attaccato a sud della penisola: cantinho.
Quando il mare è grosso o ventoso da
NW Cantinho, che è riparato dalla
penisola, offre delle buone destre e
delle buone sinistre. L’ entrata è
facile ed è proprio a ridosso della penisola, appena finiscono gli scogli della
penisola e inizia la spiaggia. Li frange al massimo un metro d’ onda, ed è un
ottimo posto per entrare. Il fondale
è unicamente sabbioso, la marea ottimale è alta ancora meglio entrante
da media a alta. Questo carica le onde di acqua e le fa srotolare in maniera
più franante ma più disciplinata. Durante la bassa trovate delle onde più
risaccose, con un piccolo tubo, ma sicuramente tendenti a chiudervi in testa
dopo pochi metri. Condizione che può
essere interessante
talvolta è in media
marea
, poiché potete trovare onde che tendono a tubare ma che riescono a
srotolarsi in maniera uniforme. E’ raro, ma in queste condizione lo spot si può
trasformare nel “fratello minore” di Supertubos, nel senso che le onde frangono
abbastanza vicine a riva, con livello d’ acqua medio e buona onda tubante. Non
capita spesso però!

Capita assai spesso
invece che cantinho si riempa di gente,
anche se le onde lasciano a desiderare o altri spot lavorano meglio. La
situazione può sfociare nel pericoloso, perché le precedenze non sempre vengono
rispettate e si finisce per cozzare in partenza o per sbattere contro quelli
che risalgono il picco dalla parte sbagliata. Può andare bene fin tanto che le
onde non superano i 5ft, ma se le condizioni diventano più toste allora consiglio
di spostarsi o verso la penisola, dove trovate buone sinistre di misura più
piccola o verso sud, cioè sempre a Cantinho ma alla sua destra, verso la baia,
in quel punto troverete destre di qualità abbastanza buona più alte che al
picco centrale di cantinho (perché avete meno ridosso). Talvolta se le onde
sono grosse può risultare abbastanza impegnativo, specie se dovete risalire le
onde, che tendono a fare effetto iacuzi nel tratto delle schiume. Ma non
temete, davanti avete un’ intera spiaggia di sabbia, se le condizioni sono
davvero impraticabili potete sempre uscire e rientrare.

Occhio alle serie più grosse, a volte possono rompervi in testa!

Middle of the Bay: (surfata): E’ essenzialmente costituito dai
picchi che si trovano nella lunga spiaggia a sud della penisola di Baleal.
Ottimo in marea entrante o alta con onde dal metro al metro e mezzo. Con vento
di terra potete trovare delle onde perfettamente formate e cristalline, molto
lunghe a volte. Difficile arrivare al picco quando le onde superano i 7-8ft,
anche perché sono spesso poco disciplinate e le schiume e le correnti si fanno
sentire. A meno che non siate dei nuotatori provetti consiglio di spostarvi a

Tupatur: (surfata): E’ lo spot tra cantinho e middle of the bay, un giusto
compromesso tra i due. Onde di buone qualità, picchiano di più che a Cantinho e
a parere mio sono anche più interessanti in condizioni ottimali, anche perché
spesso sono poco affollate. Lavora bene anche lui in marea alta o entrante da
media a alta. Con venti da terra si può surfare una buona misura, può reggere
anche 10ft

Prainha: (surfata): ci si sposta con questo spot a nord della penisola. La prima
spiaggia che incontrate è la spiaggia di Prainha, dove c’è lo spot. Non si
attiva quasi mai nella maniera giusta, ha bisogno di condizioni offshore e
swell molto disciplinate per fare in modo che l’ onda apra a dovere. Attenzione
che la corrente spesso tende a portarvi a largo (nulla di irreparabile, ma
potreste avere l’ impressione di essere nel punto giusto quando invece siete
molto lontani dal picco). Tuttavia già che siete in quella zona, anche se
territorio marcato dai locals quando lavora a dovere, è meglio andare a

Lagido: (surfata): onda unicamente sinistra molto buona, lunga e tubante. Non
fatevi ingannare dalla destra, sembra che possa essere potente ma una volta che
siete sulla parete questa si ammoscia in una maniera indecente. E’ l’ unico
reef a Baleal (oltre a uno sulla strada tra baleal e peniche). Sconsigliabile
in bassa marea, sia per le onde sia per le rocce. Si trova sempre nella stessa
spiaggia dello spot precedente, è facile riconoscere l’ onda se lavora bene!

Tra Lagido ed Almegraira: (non surfata, visto): se lagido e gli altri
spot sono davvero pieni di gente spostatevi un po’ più a nord e troverete dei
posti anche frequentati da qualche altro surfista che non sono male. Le onde
tuttavia tendono a chiudere in abbastanza in fretta e a essere poco praticabili
con una misura oltre gli 8ft. E’ un po’ choppy in bassa marea e con vento
entrante.

Almagreira: (surfata): quando a Prainha o a middle of the bay c’è quasi piatta e poco
vento o vento da terra allora è un chiaro segnale: le condizioni sono giuste
per Almagreira! Li potrete trovare onde di 4-5ft con parete buona ma tendente a
rompere in fretta, parete abbastanza lunga e acqua limpida, nonché un paesaggio
totalmente “wild”. Ottimo anche per stare fissi con il proprio furgone/van per
qualche giorno senza che nessuna venga a fare storie. E’ difficile spiegare a
parole come arrivare, approssimativamente è poco a nord di Ferrel, per arrivare
bisogna fare un po’ di sterrato. Chiedete informazioni al surfshop di Ferrel o
a Baleal.

Lo sconsiglio quando c’è vento entrante e quando l’ onda a Baleal è surfabile,
poiché questo spot in tali condizioni diventa molto confuso e brutto.

Talvolta l’ onda può frangere prima a largo e poi sulla spiaggia, in tal caso
l’ onda a largo spesso è fuorviante: sembra bella, ma tende a essere molto
molle e a morire dopo pochi metri.

Occhio alle correnti nei giorni con onda confusa.

L’ affollamento è ridotto o nullo.

Gli altri spot si
trovano a Peniche o sulla strada tra Peniche e Baleal,

Questi ultimi
purtroppo non li conosco bene, ne segnalo solo uno di cui non so il nome

Reef (non surfato, visto): poco a
sud di Baleal, sulla strada per andare a Peniche, si trova un reef che da
quello che ho visto è surfato ma raramente, non ostante sia precisissimo e non
pericoloso. La ragione principale per cui non l’ ho surfato e non viene frequentemente
surfato è che l’ onda è un poco distante da Baleal ed è adatta unicamente a un
longboard/fish perché è molle. Penso che sia uno spot da consigliare a ogni
amante del longboard, qualità dell’ onda ottima e precisione quasi
sbalorditiva.

Arrivati a
Peniche si hanno i 3 spot nella spiaggia a sud della città.

Molhe Leste: (non surfato): non ho avuto l’ occasione di vederlo
all’ opera, non ostante penso avrei gradito molto dato che le foto mostrano
onde molto belle. E’ un’ onda unicamente destra, purtroppo lavora solo con
condizioni molto grosse, che tuttavia non ho trovato durante il mio surftrip.

Supertubos: (surfato): che dire… Spettacolare quanto
divertente ed emozionante! Ho surfato condizioni standard, con set di 6ft
tubanti. E’ un’ onda veloce, ripida, ma non si può definire impegnativa in
condizioni standard, anzi, direi molto divertente specialmente quando è tubante.
L’ onda se lavora a dovere apre e tuba sempre, specie nelle serie e nel picco
giusto (facilmente riconoscibile in base ai giorni). I picchi sono fissi, sono
essenzialmente 3, scegliere quello migliore con meno gente può essere essenziale
per godersi delle onde eccezionali. Devo dire che non ostante la seconda volta
che ci sono andato ci fossero già le gare per le wildcard per il Rip Curl, con
conseguente aumento dell’ afflusso di gente, lo spot era stranamente vuoto o
con un numero di persone in acqua decisamente inferiore al numero di surfisti
fuori che osservavano la gara: POSER!

Sicuramente nelle giornate giuste lo spot può essere più affollato, ma a mio
parere la reputazione dello spot già fa selezione naturale (anche in maniera
irrazionale e ingannevole).

Sicuramente è necessario avere certe buone accortezze per surfare
supertubos, che in effetti un beginners non può avere:

1) non farsi
sorprendere dalle serie: appena vedete che arrivano posizionarsi in modo da non
essere risucchiati dal tubo o da non sostare lungo la parete essendo di
intralcio. Il tempismo è essenziale, specie se la giornata è competitiva (cosa
che accade quando iniziano ad arrivare set da 5-6 ft tubanti).

2) Per prendere
l’ onda bisogna remare molto forte, spostando con le braccia più acqua
possibile, è essenziale raggiungere quasi  la stessa velocità dell’ onda in modo tale da
infilare subito il rail nella parete, dare una leggera pompata col piede per
ottenere una velocità sufficiente per uscire poi dal un tubo.

3) risalire l’
onda con condizioni standard non è difficile, anzi, non si fa fatica dato che
l’ onda frange praticamente in spiaggia, ma non prendetevela troppo comoda, se
non siete sul picco siete sempre un intralcio!

4) in condizioni
standard supertubos non è pericoloso, evitate però i wipeout più pittoreschi,
tipo quelli a testa in giù o a kamikaze, perché dove rompe l’ onda c’è un
grosso dislivello e l’ acqua arriva alle ginocchia o al bacino e in bassa marea
anche al polpaccio.

5) fate
attenzione ai nostri carissimi colleghi
Bodyboarder!

Surfare
supertubos è anche superbello: il paesaggio è immerso tra dune di sabbia, le
scogliere di Consolação più a
sud, il porto e Peniche a nord. Un posto con onde magiche, paesaggi speciali e
odori inaspettati e caratteristici, colori intensi e caldi come il verde acqua
delle onde, il giallo della sabbia e l’ azzurro del cielo. Un piccolo eden
surfistico con un silenzio speciale scandito solamente dal fragore delle onde.

Consolação: (non surfato, visto): E’ un point su
roccia, l’ onda è unicamente destra, molle ma con brevi sezioni un po’ più
ripide. Penso sia un’ onda adatta per una tavola fish, dato che l’ onda è
abbastanza lunga e morbida, adatta ai cutback lenti di un fish. Da evitare se
ci sono più di 8/10 persone in acqua. Il fondale ho saputo che non è
pericoloso, è sufficientemente profondo, però ho visto che dopo aver cavalcato
l’ onda per un po’ si arriva in una zona in cui il fondale risale e può essere
pericoloso. Controllate prima di buttarvi, è facile osservare dalla strada
quali sono i punti potenzialmente rischiosi.

Con questo ultimo spot ho finito le informazioni che
ho acquisito in questo viaggio, sicuramente Baleal è una meta ottima per chi
vuole iniziare a surfare e per chi vuole surfare ogni giorno. Le onde sono
assicurate, la densità di spot e le loro caratteristiche rendono qualunque
giorno surfabile. La cosa che forse ho apprezzato di più è la distanza tra casa
e gli spot, circa pari a 5/10 minuti!! Niente zaini, niente trasferte, niente
panini, lasciate le scarpe a casa e dirigetevi con la muta addosso e la tavola
sottobraccio alla spiaggia, nessuno vi guarderà male!

Sicuramente ci tornerò, ma non così presto, ci sono molti altri luoghi da
visitare lungo le coste portoghesi, a tal proposito “stay tuned” su questo sito per il prossimo surftrip report a
Dicembre presso Ericeira!

In questo articolo ho dato “libero sfogo” alle mie ancora
basilari conoscenze di fisica apprese in mezzo semestre di meccanica nel mio
corso di studi di “Ingegneria chimica”. Sono ancora rudimentali e non escludo
in alcun modo che vi possano essere degli errori.

 

Vi è mai capitato di cavalcare un’ onda e di rimanere
“impiantati” sulla sua sommità cercando di chiudere una manovra (off the lip,
per i più tecnici un aerial etc etc)? Ebbene con dei banalissimi conti si può dimostrare
che in effetti c’è un notevole perdita di velocità che non dipende solo dall’
errato assetto con cui si inizia e si termina la manovra.

Infatti

U = 0

Ec= ½mv2a

A sistema rappresentano energia potenziale ed energia cinetica (ovvero
l’ energia meccanica) nella posizione più bassa sull’ onda

U= mgh

Ec= ½ mv2b

A sistema rappresentano e.p ed e.c. sulla sommità dell’ onda.

Il bello di usare queste semplici formule stà nel fatto che (sono
semplici), sono indipendenti dalla traiettoria (e quindi ci si risparmia non
poche menate) e ci danno allo stesso tempo un’ informazione importante: la
velocità…

Fatto stà che (per la conservazione dell’ energia meccanica)

Ua + Ec(a) = Ub + Ec(b)

Quindi

½mv2b + mgh = ½ mv2a

V2b= v2a – 2gh

Osserviamo che la velocità finale, la velocità in b, è pari alla
velocità in A diminuita di una quantità proporzionale alla gravità e all’
altezza dell’ onda. Sia g, ovvero forza di gravità (9.8 m/s2), che h
(ovvero l’ altezza dell’ onda) sono costanti, cioè numeri, abbastanza semplici
da determinare (una è già data) l’ unico problema pratico sarebbe stimare la
velocità in A.

Inoltre se prendiamo in esame anche un’ altra forza, quella di attrito
dinamico, la velocità (come ci aspettiamo) diminuisce ulteriormente.

mV2b= mv2a – 2mgh – 2ųdN

Dove ųd è un coefficiente di attrito, in particolare dell’
attrito tra il bottom e l’ acqua, ed N è la reazione vincolare alla superficie
ovvero quella forza opposta alla forza peso che evita che la tavola sprofondi
in acqua e resti in superficie durante la cavalcata.

Se assumiamo l’ onda come un piano inclinato di un angolo Ɵ (in
maniera un po’ grossolana, ma nemmeno tanto in linea di principio e specie se è
giornata di molloni)

V2b= v2a – 2gh – 2ųdgcosƟ

Vediamo che tuttavia possiamo semplificare le masse, ovvero, udite
udite, in fin dei conti non importa quanto pesiamo, a parità di velocità
iniziale usciamo dall’ onda tutti con la medesima velocità finale.

Riguardo al piano inclinato, non mi scandalizzerei più di tanto poiché
la reazione vincolare si manifesta comunque come normale (cioè come la
perpendicolare) alla tangente della curva dell’ onda nel punto dove siamo. Nel
momento in cui la tangente diventa verticale non c’è più reazione vincolare ed
agisce solo la forza peso (o se siamo in un’ onda molto tubante, peggio,
iniziamo ad essere sottoposti in quel punto ad un’ altra forza: quella
centripeta (quella che confondiamo spesso con la forza centrifuga)). Quindi
cadiamo nel primo caso o entriamo in un moto circolare nel secondo ( a
proposito le “splendide” immagini dei wipeout a Teahupoo non possono smentire!)

PS: assumere l’ onda come il nostro sistema di riferimento non è
scomodo ne sbagliato poichè dato che viaggia a una velocità costante ci poniamo
su un sistema inerziale.

Per inciso non ho la più pallida idea di quanto valga l’ attrito tra
carena/acqua, ipotizzo inoltre che questo vari da carena a carena. A ognuno il
suo. Di fatto però non possiamo considerarlo trascurabile anche se
apparentemente potrebbe sembrare insignificante.

A questo punto sono il primo a farmi sorgere un dubbio: come è
possibile allora che i grandi campioni sfidino palesemente le leggi della
fisica e riescano ad arrivare sulla cresta dell’ onda ad una così grande
velocità che permette loro, infine, di compiere le “peggio” evoluzioni?!

Ebbene, anche dall’ esperienza in acqua sono arrivato alla conclusione
che il surf, o meglio il surfista sfrutta enormemente le forze impulsive,
ovvero quelle forze che si manifestano in un intervallo di tempo molto
ristretto (0.1/1secondo) rispetto al tempo di osservazione totale (in questo
caso, il tempo di cavalcata).

Esaminiamo il caso in cui saliamo con una velocità V0
iniziale qualunque.

Sempre assumendo di viaggiare lungo una traiettoria rettilinea ideale
(cioè di inclinazione costante a nostro piacimento, o meglio a piacimento della
swell ideale)

Scomponiamo le forze lungo l’ asse x e y

Fx= Fux – mgsenƐ – Fattrito

Fy= N – mgcosƐ

A sistema rappresentano una buona scomposizione delle forze agenti
lungo gli assi coordinati.

segue

max= Fux – mgsenƐ – ųdmgcosƐ

da cui ricavare l’ accelerazione lungo la traiettoria che stiamo
seguendo

ax= [(Fux)/m] – gsenƐ – ųdgcosƐ

l’ accelerazione dipende essenzialmente da un solo termine ovvero da
Fux (che assumo come parallela alla traiettoria). Come ci aspettiamo
più aumentiamo la forza agente sulla tavola più l’ accelerazione sarà maggiore
(la variazione dell’ angolo non fa la differenza poiché se il termine seno è
molto grande (circa 1, suo valore massimo) dall’ altra parte il coseno sarà
molto piccolo (circa 0), dato che i due termini si sommano in un unico numero
negativo quella somma sarà all’ incirca sempre costante rispetto alle quantità “gigantesche”
che andremo ora a calcolare)

Infatti c’è un modo di far aumentare Fux fino
(ipoteticamente) all’ infinito, ovvero dare un impulso.

Consideriamo 2 piani inclinati, l’ ipotenusa come nostra traiettoria.
Questi due piani inclinati sono disposti in modo tale che formino un angolo tra
di loro che chiamiamo Ɵ. Gli angoli che determinano l’ inclinazione di ogni
singolo piano inclinato li chiamiamo Ɛ.

La proiezione della quantità di moto p sul cateto LN è mvcosƐ, e
questa quantità proiettata lungo gli assi risulta mvsenƟcosƐ, e nel piano
inclinato seguente (non riportato nel disegno) è lo stesso con segno opposto
(PS: nel disegno sembra che l’ angolo Ɵ sia tra AL e l’ asse, mentre è tra NL è
l’ asse), quindi

J= 2mvsenƟcosƐ .

Se questo impulso è dato in un tempo ristretto Ƭ otteniamo che

Fm=(2 mvsenƟcosƐ)/Ƭ

Sostituendo Fm al posto di Fux nella precedente
espressione dell’ accelerazione

ax=[(2 vsenƟcosƐ)/Ƭ] – gsenƟ – ųdgcosƟ

ipoteticamente parlando il

lim  (2 vsenƟcosƐ)/Ƭ = ∞

anche senza passare ai limiti questo è intuitivo perché qualsiasi
quantità maggiore di 1 divisa tra un numero compreso tra 0 ed 1 (esclusi 0 ed
1) è più grande della quantità iniziale (provare per credere), quindi più il
tempo in cui l’ impulso viene fornito è piccolo maggiore sarà la forza e quindi
l’ accelerazione. Se riuscissimo a dare un impulso in 0.00001 secondi
otterremmo una forza dell’ ordine di 105 ovvero 100000 N (Newton)!
Potremmo sollevare diecimila Kg (sulla terra)! Tuttavia solo uno Jedi può
fornire un impulso in così poco tempo…

Discutendo il numeratore, inoltre, vediamo che questo aumenta all’
aumentare della velocità ma anche se Ɵ ~ 90 e Ɛ ~ 0. Interpretando queste
considerazioni le condizioni ottimali per iniziare a manovrare sono velocità
discreta, un angolo di “virata” più piccolo (cioè radicale) possibile. Vediamo
nuovamente che la massa non entra in gioco in alcun modo. Inoltre vediamo che
l’ angolo ottimale tra un piano inclinato e l’altro è di 0 gradi, questo non
vuol dire che l’ onda deve essere inesistente, ma solo che è meglio porsi nel
luogo dove la tangente all’ onda è 0, ovvero è meglio porsi nel cavo, nella parte
più bassa dell’ onda. Ricordo infatti che prendere un piano inclinato significa
semplicemente assumere che la tangente sia sempre costante per facilità di
conti. Ma di fatto esprime una tangente. Per il resto gioca sempre il ruolo più
importante l’ intervallo di tempo Ƭ! Considerando una forza impulsiva, in
ultima analisi, l’ accelerazione può aumentare in modo più che apprezzabile!

Alcune azioni non corrette sono quindi:

1) non dare nessun tipo di impulso e quindi perdere velocità drasticamente una
volta arrivati in cima (caso trattato all’ inizio)

2) dare male l’ impulso, su traietorie sbagliate, arrivare con
velocità insufficiente.

Specialmente quest’ ultimo aspetto non dipende dal surfista spesso ma,
se parliamo di Mediterraneo, dalla qualità stessa delle onde o della tavola…

 

 

Propongo questo articolo proprio all’ inizio di Maggio non per un emerita casualità, ma perchè è proprio questo il periodo in cui i principianti e i surfer meno esperti tendono ad acquistare tavole da surf.

Innanzitutto vorrei consigliarvi di aspettare i saldi invernali per comprare tavole nuove, anche se ormai passati già da un bel po’. E se proprio non potete rinunciare a comprare una tavola per surfare quest’ estate vi sconsiglio di fare il vostro grande acquisto proprio in questo momento “sbagliato”.

Ma una volta acquistata, il rapporto che si creerà con essa sarà qualcosa di sorprendente. Ogni surfer vede la propria tavola come una compagna di avventura o un’ inseparabile amica più che come un inanimato oggetto composto da una miscela di resine.

Ma cosa possiamo fare per mantenerla in “salute” al più lungo possibile e essere certi che il nostro sia stato un acquisto conveniente e sicuro?

Ci sono alcuni piccoli accorgimenti che possono fare al caso nostro:

(1)controllare accuratamente la qualità della resina, (2) le caratteristiche dell’ esterno della tavola, (3) le caratteristiche dell’ interno della tavola, (4) avere sempre un documento che certifichi la compravendita e il passaggio di proprietà.

Ma analizziamo meglio tutti questi punti:

1) La resina è il primo indice di invecchiamento della tavola: se la resina con cui è ricoperta la tavola ha un colore “giallino” o tendente all’ ingiallimento vuol dire che è ormai sul punto di morte e che ben presto inizieranno a presentarsi le prime ”rughe” ( piccole crepe nella resina con conseguenti infiltrazioni d’ acqua  e questo processo irreversibile culminerà con la rottura della struttura). Se invece la resina della tavola si presenta con un bel colore bianco allora ciò è rivelatore di una tavola ancora in “salute” e ancora giovane.

E se la tavola è colorata? Bè ricordate sempre che la parte che noi stiamo guardando è composta da tre strati (che comunque possono variare di numero) di resina applicata sulla clark foam, ed il colore o il disegno è stato applicato sotto questi strati, quindi con un po’ d’ occhio si potranno vedere eventuali crepe o ingiallimenti della resina che sembrerebbero appartenenti al disegno o al colore ma in verità non sono altro che le proiezioni delle crepe sul quest’ ultimo!

Per rendere meglio l’ idea pensate a questi tre strati come uno unico di glassa trasparente.

E’ importante controllare questo strato perchè è quest’ ultimo che dona elasticità e nello stesso tempo la resistenza necessaria affinchè la tavola non si rompa.

Per evitare l’ ingiallimento e l’ indebolimento della resina tenete la tavola al riparo dai raggi solari, diventati ormai dannosi oltre che per la nostra pelle anche per la nostra tavola.

(2) le caratteristiche esterne della tavola sono essenziali per non acquistare un “pacco”. Queste in termini tecnici prendono il nome di linee d’ acqua e differiscono per esigenza, ovvero a linee d’ acqua diverse corrispondono rispettivi tipi di onde.

Iniziamo a chiarire cosa sono le linee d’ acqua: con questo termine si considerano le linne e gli indicatori geometrichi, ovvero lo spessore, la curvatura dello scoopline e del outline, la larghezza (widht), la lunghezza in piedi e tutte informazioni tecniche e geometriche necessarie affinchè il progetto della tavola possa realizzarsi in una tavola vera.

Della lunghezza della tavola ho già trattato in altri articoli, e come sappiamo può variare da persona a persona e per differenti gusti.

Trattiamo invece termini più tecnici, come scoopline e outline, e iniziamo con il distinguerli; La scoop è quella linea curva che unisce prua e poppa determinandone la carena o bottom, per non sbagliarsi quella linea che segue il longherone (quella striscia di legno presente praticamente in tutte le tavole) e che quindi incide, in termini empirici, sulla “curvatura in su” della struttura rispetto a un qualsiasi piano a cui essa è appoggiata. Più lo scoop sarà accentuato più la tavola avrà caratteristiche oceaniche e per onde grandi e potenti. Per il mediterraneo consiglio una tavola il cui scoop sia poco accentuato, con poca “curvatura”, perchè l’ onda che si crea è poco potente in confronto alle colleghe oceaniche, per tutti i motivi che spiego in altri articoli.

L’ outline sono invece le linee “ dei fianchi” e determinano differenti caratteristiche molto importanti della tavola.

E’ meglio analizzare l’ out in 3 diverse parti: (1) a 30 centimetri dalla prua, (2) in centro, (3) a 30 centimetri dalla poppa.

Questo metodo viene usato specialmente dagli shaper che, individuando questi tre punti, riescono a tracciare meglio e con più precisione l’ outline.

_1) questi 30 centimetri non individuano nient’ altro che la prua, e questa parte ha un’ influenza molto importante anche su una tavola lunga 4 o 5 metri. Infatti con una buona larghezza a prua si avrà maggior galleggiamento e quindi minor probabilità di sbagliare il take off “impuntandosi”. Ma a un pro corrisponde sempre un contro, e infatti a una buona larghezza corrisponde difficoltà di manovra, cosa che invece, più la larghezza verrà ridotta, sarà facilitata.

Basti pensare alle caratteristiche di surf di un longboard e di una shortboard!

_2) Nel centro troviamo il maggior spessore della tavola. Mi sembra abbastanza naturale che più superficie viene messa a contatto con l’ acqua più l’ oggetto sarà stabile e galleggiante. Quindi a maggior larghezza in centro corrisponde maggior galleggiabilità e stabilità ma, come prima, difficoltà nella manovra e assenza di radicalità.

Inoltre più la tavola sarà larga più sarà “planante”, quindi più veloce. Le tavole molto strette vengono usate sulle grandi onde, le quali forniscono già con la loro potenza e la loro elevata altezza la velocità di planata necessaria.

_3) La poppa; questa si divide in due tipi: stretta e larga. La poppa stretta permette in teoria maggior manovrabilità grazie al volume ridotto, ma solo in teoria, perchè la tavola se non è lanciata con una buona velocita e senza un surfer discretamente bravo che riesca a far risaltare le sue caratteristiche di manovrabilità si potrà avere un effetto contrario: infatti la tavola potrebbe “piantarsi” nell’ acqua durante la manovra se non tendere a affondare durante la corsa, proprio a causa del ridotto volume.

Da queste informazioni possiamo trarne una buona teoria generalizzante: con surfer esperti o con onde potenti e alte sarà meglio avere una tavola dalle forme affusolate e con un out line abbastanza stretto, per i surfer principianti e per le onde piccole/media potenza sarà meglio avere una tavola con maggior galleggiabilità e con un out line più largo.

Ma è appunto una generalizzazione, con questo non voglio dire che nel mediterraneo ci dovranno essere solo longboard, ma consiglio a tutti, anche ai più esperti, di acquistare tavole adatte al nostro mare, quindi si long che tavole short aventi però un volume non eccessivamente ridotto e un out line abbastanza largo per gli standard di una shortboard. Ricordo infatti che la maggior parte delle tavole sono prodotte all’ estero con parametri assai diversi da quelli che si dovrebbero adottare per il mediterraneo.

Infatti anche se bravissimo, un surfer non potrà mai colmare quella mancanza di velocità delle nostre onde.

Dopo le caratteristiche esterne della tavola passiamo alle caratteristiche interne (3).

La struttura della tavola può essere ricavata da due tipi di materiali: Il pane schiumato (clark foam) e dal polistirolo (che non è ovviamente lo stesso che adoperiamo per l’ uso quotidiano).

L’ industria chimica ha tentato di trovare alternative al clark foam ma per ora nessuno dei nuovi composti eguaglia in prestazioni il pane schiumato, il quale riesce a dare robustezza e al tempo stesso leggerezza alla struttura.

Tuttavia ci sono differenze marcate fra il polistirolo e il clark, nel momento della produzione e nel momento dell’ uso in acqua, con rispettivi pro e contro.

Il clark è un materiale tipicamente industriale e usato per la produzione in serie poichè facilmente iniettabile in appositi stampi, modellabile secondo la forma di quest’ ultimo (un po’ come il pongo nelle formine), il tutto infine per essere resinato da “shaper” specializzati. Il polistirolo invece è a uso esclusivo di shaper professionisti: infatti questo materiale deve essere “ritagliato” da una forma (un po’ come uno scultore con il blocco di pietra). Di conseguenza per shapare una tavola in polistirolo ci vogliono dalle 5 alle 6 volte in più rispetto allo shape di una normale tavola in clark.

In termini di mercato si troveranno pochissime tavole in polistirolo in confronto a quelle in clark e il prezzo di quelle poche sarà alto per la difficoltà e il tempo impiegato nella produzione.

Ora vi starete sicuramente chiedendo perchè dovreste comprare una tavola in polistirolo.

Ebbene, una tavola in polistirolo rispetto a una in clark ha un peso minore in un volume uguale, e quindi sarà molto più manovrabile e gestibile. Tuttavia in caso di infiltrazioni il polistirolo assorbirà più acqua in minor tempo rispetto al clark, il quale resiste più al sale e riesce a bloccare maggiormente il processo di infiltrazione. La qualità ha un suo prezzo e un suo rischio, un po’ come per tutte le cose del surf. A voi la scelta!

Per concludere cercate sempre di avere cura della vostra tavola, proteggendola dai raggi solari (non con creme solari, ma chiudendola nello sgabuzzino o in un luogo buio), controllando sempre possibili buchi da cui si potrebbero sviluppare infiltrazioni (specialmente se surfate su scogli), controllare possibili crepe (la tavola vecchia si rompe con un carico comunque abbastanza elevato quindi con onde abbastanza grosse a meno che non sia proprio marcia, e se controllaste bene la tavola prima di session consistenti la vita che potreste salvare potrebbe essere la vostra!).

Infine: BUON SURF!

Alghero – Porto ferro

LIVELLO: per chi surfa in centro baia medio, chi sul reef pro kamicaze

FONDALE: in centro baia sabbioso, sul reef ovviamente roccioso

COME SI ARRIVA: per raggiungere la spiagga da Alghero bisogna dirigersi in direzione nord per 15/20 km seguendo le indicazioni per l’ Argenteria. Imboccare Via Pattada e percorrerla fino a che non finisce, a quel punto svoltare a destra. Proseguire per 500 metri e appena vedrete una deviazione svoltare a destra ( è l’ unica non vi potrete sbagliare).

MAREGGIATA: Si attiva con tutte le mareggiate provenienti dai quadranti occidentali.

DESCRIZIONE: il centro baia è composto da vari beach breack che regalano sinistre e destre discrete specialmente in scaduta. Sconsiglio di surfare quando c’è vento attivo onshore forte o quando le onde sono eccessivamente grandi. Infatti spesso si può creare una situazione di disordine poichè i picchi non sono tutti alla stessa altezza e di conseguenza non si sa bene dove surfare. é comunque uno spot alla portata di tutti in situazioni standard grazie anche al sicuro e facile fondale sabbioso. L’ onda è principalmente franante e non eccessivamente ripida, ma a volte può variare spostandosi da picco a picco.

Tutt’ altra musica è invece il reef a sinistra della baia, anzi, è l’ antagonista dei beach breack di centro baia, il loro esatto contrario, non solo per le caratteristiche del fondale. Quest’ ultimo, è bene avvisare, è decisamente tagliente e abbastanza basso, quindi già per questa sua caratteristica lo consiglierei a surfisti pro/kamicaze. Inoltre nei pressi del take off ci sono delle pietre o massi affioranti che intimano il principiante a tornare da dove era venuto. Tuttavia l’ onda è di buona qualita: tubante, potente e bella lunga. Anche in questo caso consiglio di surfarla in scadute abbastanza consistenti, infatti lo spot per lavorare ha bisogno di almeno un metro d’ onda, e per lavorare in condizioni ottimali almeno di due. Avviso che è bene che i principianti qui non ci mettano neanche piede, pena tagli profondi. Non è la prima, ne sarà l’ ultima volta che succede su questo reef.

La terra ha una ciclicità. Questo é ormai accettato da tutti i geologi e da tutti gli scienziati.  

Ma anche il mare ha una propria ciclicità. Questa si manifesta a noi con alcune perturbazioni molto forti che assumono l’ aspetto di vere e proprie tempeste che si verificano ciclicamente dopo un numero preciso di anni, che solitamente va di 10 anni in 10 anni. Ho aspettato a scrivere questo articolo fino ad oggi perchè proprio pochi giorni fa si è abbattuta sulle nostre coste la “famosa” tempesta di fine ciclo che è stata infatti la più grossa di questi ultimi (casualmente) 10 anni da come avrete potuto notare se vi sarete tenuti minimamente aggiornati in questi ultimi giorni!

Bastano pochi dati per far comprendere la sua devastante forza: Venti di 90 nodi (180km/h circa) hanno scoperchiato tetti e provocato numerosi danni e vittime fra la popolazione nelle zone francesi, spagnole, della germania e, ovviamente, italiane. Infatti i venti dicesi dal Rodano e usciti dalle Bocche del Leone sono arrivati fino a 70/80 nodi a largo, portando onde di addirittura 9 metri nelle zone sarde. A questa perturbazione, di ovvia origine atlantica, i metereologi hanno dedicato persino un nome: la tempesta Klaus. Questa non è stata così violenta come Kyrill, un’ altra sempre di origine atlantica registrata nel 1999 che provocò più di 80 vittime con venti ancora maggiori, ma di sicuro in un’ ipotetica scala gerarchica di tutte le tempeste cicliche di questo e dell’ ultimo secolo questa del 25 Gennaio 2009 si posiziona al secondo posto.

Questi intervalli di 10 anni in 10 anni circa non sono un’ emerita coincidenza e ci fanno capire che infondo anche la terra ha dei “ritmi” come noi, più lunghi, ma che devono essere presi in cosiderazione, poichè se non fossero stati previsti in tempo si sarebbero potuti avere un numero ancora più significativo dei danni alle infrastrutture e, soprattutto, non si sarebbero potute sfruttare al meglio le potenzialità della tempesta ( surfisticamente parlando), facendosi trovare nel punto giusto al momento giusto.

Infatti, al contrario di quello che si può pensare, le onde nelle zone sarde e corse non erano eccezzionali, poichè rovinate e stirate dall’ eccessiva forza del vento. Sono state principalmente le coste Liguri e della Toscana a sfruttare le grandi onde di swell prodotte da questa “maestralata”.

Ci sarà ancora molto tempo da aspettare per noi, poco per i ritmi della terra, prima di poter avere una nuova tempesta esplosiva che susciterà grande timore e scalpore in tutti noi come ha fatto quella di pochi giorni fa. Ma sappiate che quando arriverà la prossima dovrete fare i vostri calcoli per surfare al meglio e in maniera sicura per non rischiare.

Ricordate infatti che in queste situazioni uniche, che si potrebbero definire come “catastrofiche”, un surfista sfida il mare per ritrovare la sua forza. Ma sappiate che la forza di un VERO surfista a volte stà anche nel frenarsi davanti a sfide che non potrà mai vincere! E se non riuscirà a trovarla potrebbe vedersi costretto, una volta intrapresa la sua sfida, a vedersi battuto e a dover pagare un prezzo troppo alto. Perchè finchè ci si trovano davanti pareti di 3 metri ( che già sono molto impegnative) è un conto, ma con situazioni di onde di 9 metri pochi possono uscire vincitori.

Detto questo, auguro a tutti i surfer di poter anche solo ammirare o sentire sulla propria pelle la grandissima energia che viene sprigionata da quelle uniche “maestralate”, vi assicuro che è veramente magica!

Domenica 25 gennaio, come previsto, è arrivata una grossa mareggiata che ha portato in tutta la liguria (specialmente nel levante/alta toscana) onde di 3/3,5 metri.

Nella famosa località di Levanto tuttavia questa speciale e unica giornata si stava per trasmormare in una vera e propria tragedia: un surfista (probabilmente inesperto e inconscio dei grossi rischi che correva) ha preferito staccarsi da tutti gli altri surfers che surfavano alla “Pietra”, per entrare in mare dal molo del casinò.

Probabilmente inconscio del fatto che negli spot “Piper” e “Casinò” scorrevano forti correnti, si è ritrovato in balia degli eventi e pian piano è stato trascinato verso il largo dove, nel frattempo, rompevano dei veri e propri giganti di 3,50 metri che io stesso ho visto con i miei occhi. Il giovane surfista, sfinito da una lunghissima nuotata contro corrente per cercare di raggiungere nuovamente il molo, si è quindi attaccato a una boa in uno stato di shock.

Fortunatamnte dei surfisti più esperti di lui hanno cercato di riportarlo a riva con successo e con il sollievo di tutti. A riva lo aspettava un’ ambulanza che ha accolto il ragazzo in uno stato di completo shock emotivo.

Questo è l’ ennesimo esempio di quanto il mare debba essere rispettato, ma soprattutto di quanto un surfista debba essere conscio delle proprie capacità se non vuole essere sopraffatto dalla forza della natura. Un surfer deve dominare un onda, non essere dominato da essa, ma a volte le condizioni sono troppo proibitive per entrare in acqua e confrontarsi con il mare, perchè in alcuni giorni quest’ ultimo può essere molto più forte di noi.

Inoltre colgo l’ occasione per ripetere che è meglio entrare in acqua SEMPRE con almeno un amico, e non entrare se lo spot è vuoto!

Non bisogna scherzare con le cose più grandi di noi!

Levanto La Pietra

LEVANTO: la pietra
LIVELLO: principianti
FONDALE: sabbia
COME SI ARRIVA: arrivate fino alla spiaggia seguendo le indicazioni stradali. Qui troverete una casa rosa nella parte sud della baia.
STRUTTURE RICETTIVE: Hotel a Levanto e in Liguria
MAREGGIATA: Lo spot si attiva solo con grandi mareggiate da ovest o da sud ovest. Infatti un molo impedisce il formarsi delle onde. Tuttavia questo spot è frequentato soprattutto quando una forte mareggiata rende impraticabili gli altri.
DESCRIZIONE: Lo spot è raggiungibile tramite il molo e per la risalita al picco si evita la
schiuma passando a lato. Inoltre qui, anche durante le forti mareggiate, l’ onda non si frange sempre, e quindi rende adatto questo spot ai principianti. Si creano destre e sinistre abbastanza potenti.

consigli per il meteo

Le carte del vento e delle onde sono la principale arma del surfista per cacciare le proprie onde, surfare nei momenti giusti e nei posti giusti, ma per farlo bisogna saperle interpretare al meglio!

Innanzitutto dobbiamo avere sotto mano o a portata di click un modello (o carta) del vento e un modello dell’ altezza delle onde da poter consultare simultaneamente, specialmente se non siamo molto esperti e se non sappiamo quanto vento ci debba essere affinchè si possa creare onda. Dovremo confrontare l’ altezza dell’ onda con la quantità di vento che arriva sulla costa. Infatti non conviene surfare durante le ore più ventose, ma in quelle dove c’è onda con poco (o meglio assenza) di vento. 

Ci sono comunque alcuni accorgimenti molto importanti da fare a chi legge per la prima volta delle carte del vento e del mare.

_1) L’ onda segnalata da molti siti è l’ onda che si formarà a largo, ed è quindi consigliabile fare i debiti calcoli su quanta ne possa arrivare sulla costa.

_2) é essenziale guardare tutte e due le carte poichè se il vento spira dalla costa, il meteo delle onde segnalerà comunque il moto ondoso che si formerà a largo e non sottocosta. Quindi se ci tenete a non paraffinare la tavola inutilmente o, peggio, a fare un viaggio a vuoto, fate sempre attenzione che il vento spiri dal mare verso la costa.

_3) In internet si trovano comunque delle previsioni “già interpretate” dove non è necessario saper leggere alcuna carta poichè il sito fornisce tutte le informazioni in una descrizione che ormai è abbastanza accurata se fatta ad ampio raggio. Tuttavia consiglierei di usufruire lo stesso di carte del vento e del mare poichè grazie ad esse si ha un immagine della perturbazione più chiara e immediata.

_4) Specialmente chi non si è mai interessato di  metereologia e muove i primi passi solo ora deve stare attento a non fidarsi soltanto di un sito o di un meteo, e farlo solo se si è certi che sia molto affidabile. Infatti spesso potremo incappare in siti meteo che sbagliano le previsioni, anche se, oggi come oggi, è difficile che un meteo sbagli clamorosamente la previsione. Alcuni siti possono tuttavia anticipare o posticipare la perturbazione fino a 7/8 ore.

 _5) Alcuni siti meteo sono in parte ( o totalmente) a pagamento e le cifre degli abbonamenti possono essere molto costose. Questi siti sono molto utili per chi naviga in barca e ha bisogno di previsioni locali e carte di ogni genere dettagliatissime che a un surfista però non sono indispensabili. Vi consiglio infatti di sfruttare tutti i meteo gratis che sono disponibili in rete, che ormai sono, per la maggiorparte, abbastanza accurati riguardo le informazioni che ci servono.

libeccio_6) Cercate di trovare le previsioni locali più attendibili o quelle emesse dai porti che sono nei pressi del vostro spot, quelle ho notato più volte essere le più attendibili. 

_7) I siti meteo meno attendibili spesso sono quelli Italiani, mentre i siti più attendibili sono  solitamente quelli inglesi/americani.

Golfo Sestri Levante

SESTRI LEVANTE: golfo
LIVELLO: principianti
FONDALE: sabbia
COME SI ARRIVA: ci sono diversi picchi lungo tutto il golfo
MAREGGIATA: Si attiva con meno di un metro e regge fino a 2 metri. Si attiva con venti da ostro e da libeccio
DESCRIZIONE: Le onde che si formano sono poco consistenti per via che perdono molto della loro potenza quando entrano nel golfo. Si possono trovare diversi picchi, alcuni anche
discretamente belli. Tuttavia è ormai noto che durante le grosse mareggiate, con onde consistenti, il fondale tipico di questo golfo riesce a creare delle onde anomale alte molti metri e decisamente più alte delle altre. Non sto parlando della solita serie di onde o di quella più alta che arriva all’improvviso , ma proprio di un fattore fisico che le fa innalzare esponenzialmente. È quindi d’obbligo valutare la situazione (un esempio si è registrato durante la grande mareggiata del 23 marzo 2008, dove un uomo venne travolto e ucciso da un onda anomala).

Older Posts »